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Cambiamento Climatico: Cosa fare per preparci?

Intervista a Michela Miletto, Coordinatrice ad interim del Programma Mondiale di Valutazione dell’Acqua dell’UNESCO (WWAP)

Michela Miletto gestisce le attività del Programma relative alle politiche di genere, supportando gli Stati membri nello sviluppo di strategie e programmi per l’acqua. Michela lavora da più di trent’anni nella valutazione delle risorse idriche e degli ecosistemi e nello sviluppo delle risorse rinnovabili. Prima di entrare a far parte dell’UNESCO, ha lavorato a lungo in progetti di sviluppo di diverse organizzazioni internazionali e donanti (Organizzazione degli Stati americani, GEF, UE, UNDESA, Cooperazione Italiana allo Sviluppo, ecc.) in America Latina, Africa orientale, Cina ed Europa.

Ciao Michela, avendo tu un’esperienza trentennale nel settore quali sono secondo te le sfide più importanti legate alla gestione dell’acqua in Italia e in Europa nel prossimo decennio?

Una delle maggiori sfide per la gestione dell’acqua in Italia e in Europa è rappresentata dal cambiamento climatico e relativa variabilità climatica, che provoca scioglimento dei ghiacci, innalzamento dei mari e un notevole aumento nella frequenza di eventi estremi, quali ondate di calore e precipitazioni senza precedenti, come le famose bombe d’acqua. Questi fenomeni hanno una forte ripercussione sull’acqua, in termini di disponibilità, qualità e quantità minacciando  le strutture di distribuzione  dell’acqua e i servizi igienico-sanitari, e di conseguenza l’economia e il godimento dei più basici tra i diritti umani da parte di gruppi più vulnerabili della società.

Le alterazioni idrologiche causate dai cambiamenti climatici costituiscono una sfida che va ad aggiungersi alla gestione sostenibile dell’acqua, già oggetto di notevoli pressioni in numerose aree del mondo.

Le proiezioni climatiche indicano un aumento delle precipitazioni nell’Europa settentrionale, più vulnerabile all’innalzamento dei mari e alle inondazioni, e una diminuzione delle precipitazioni nell’Europa meridionale, dove la disponibilità di acqua diventerà un problema acuto, causando crescenti sfide per l’irrigazione, l’energia idroelettrica, gli ecosistemi e gli insediamenti umani. Come ben sappiamo in Italia non bisogna dimenticare  l’altissimo rischio idrogeologico rappresentato dalle improvvise inondazioni, o dai periodi di  siccità, e quale peso economico vi sia nel far fronte alle emergenze e ai danni piuttosto  che investire nella prevenzione. 

Anche l’inquinamento ambientale e il conseguente degrado degli ecosistemi, e una cattiva gestione dell’acqua – come lo  sfruttamento delle falde acquifere – rappresentano importanti sfide da non sottovalutare, comportando una sensibile riduzione delle risorse idriche disponibili e un peggioramento della loro qualità.

Quali sono i settori dove intervenire subito, utilizzando per esempio i fondi del Green Deal e del Recovery Fund, che possano incidere su un miglior utilizzo dell’acqua?

Per affrontare le sfide del settore idrico, servono maggiori investimenti e nuove tecniche per migliorare l’efficienza idrica.  Una buona governance a monte può assicurare una corretta gestione della risorsa.

Gli impianti di trattamento delle acque reflue, per esempio, si dimostrano una risorsa di enorme valore, poiché le risorse idriche una volta trattate possono essere riutilizzate e soddisfare la crescente domanda di acqua dolce e di altre materie prime, da esse estratte. 

Nel contesto agricolo nuovi approcci come la Climate-Smart Agriculture (o agricoltura intelligente per il clima è un approccio che aiuta a guidare le azioni necessarie per trasformare e riorientare i sistemi agricoli al fine di sostenerne efficacemente lo sviluppo e garantire la sicurezza alimentare in un clima che cambia, nda), permettono di adattare le modalità produttive attuali e far fronte alla più elevata incidenza della scarsità idrica, mantenendo l’umidità nel suolo anche in condizioni di aridità.

Migliorare le infrastrutture idriche con manutenzioni regolari fa risparmiare acqua, arginando le perdite ed evitando inutili sprechi. 

Inoltre, ulteriori piani di stoccaggio e trasferimento dell’acqua possono aiutare a bilanciare gli alti e bassi della disponibilità delle risorsa in molte regioni. Occorre infatti ripensare e ridisegnare la distribuzione dell’acqua e i sistemi di approvvigionamento avvalendosi di infrastrutture tecnologiche e completamente integrate nell’ecosistema: la combinazione di approcci basati su infrastrutture verdi e grigie può comportare enormi risparmi in termini di costi, e mitigare notevolmente i rischi causati dal cambiamento climatico.

L’innovazione tecnologica, la gestione delle conoscenze, lo sviluppo della ricerca e delle capacità sono quindi strumenti fondamentali che permettono di gestire in maniera più efficace le nostre risorse. I nuovi sistemi di allerta precoce, per esempio, rappresentano un’innovazione importante per ridurre i rischi associati ai disastri naturali.

Il Green Deal promosso dall’Unione Europea è un programma ambizioso che mira a rendere il vecchio continente il primo ad impatto climatico zero, e rappresenta una grande opportunità per adottare nuovi e innovativi approcci per la salvaguardia delle nostre risorse.

Cosa possono fare i singoli cittadini per migliorare il proprio utilizzo d’acqua e orientarlo in ottica sostenibile?

Ci sono molte cose che gli individui possono fare per alleggerire la propria impronta idrica e promuovere un utilizzo sostenibile dell’acqua. 

Innanzitutto, è utile che ognuno di noi conosca il fabbisogno idrico dei beni che consuma, soprattutto per le merci che richiedono un’elevata quantità di acqua per la produzione. 

Per esempio i prodotti di origine animale come carne, latte, formaggio e uova implicano una grande intensità idrica.  Ciò è dovuto agli enormi volumi d’acqua necessari per coltivare mangimi animali come fieno, erba medica o mais. Riducendo il consumo di alimenti di origine animale e prediligendo quelli di origine vegetale, è possibile ridurre l’impronta idrica personale e il nostro impatto sul pianeta.

Un altro approccio che il singolo individuo può adottare per una gestione sostenibile dell’acqua è rappresentato dal principio delle “3R” – Ridurre, Riciclare e Riutilizzare. 

È importante cercare di ridurre l’uso di acqua non necessaria, come chiudere il rubinetto quando si finisce di usarlo, o utilizzare la lavastoviglie solo quando è piena; oppure fare una doccia anziché il bagno. Anche ridurre gli sprechi di cibo aiuta a ridurre il consumo di acqua globale, basti pensare a quanta ne occorre per produrre ciò che abbiamo nel piatto. Il riciclo e il riutilizzo dell’acqua limitano i consumi della risorsa: per esempio l’acqua di cottura della pasta può essere utilizzata per annaffiare le piante e raccogliere l’acqua piovana può servire ad irrigare il nostro giardino.

Il Programma mondiale dell’UNESCO per la Valutazione delle Risorse Idriche (UNESCO WWAP) è un centro d’eccellenza internazionale dell’UNESCO finanziato dal Governo Italiano insieme alla Regione Umbria dal 2006. Fondato nel 2000, UNESCO WWAP è il programma che coordina la produzione del Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo Sviluppo delle Risorse Idriche, in collaborazione con i membri e partner di UN-Water. Il Rapporto,  pubblicato ogni anno con un focus su temi specifici legati all’acqua, rappresenta la voce delle Nazioni Unite sulle risorse globali di acqua dolce. 

Si tratta di una revisione completa che fornisce un quadro generale dello stato delle risorse idriche del mondo e mira a fornire ai responsabili delle decisioni politiche gli strumenti per implementare un uso sostenibile dell’acqua.

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