Depuratore di Milano San Rocco

La sostenibilità idrica urbana passa dai depuratori: il caso Milano

Intervista a Andrea Aliscioni, Direttore Divisione Servizio Idrico presso Metropolitana Milanese (MM) Spa, società creata dal Comune di Milano nel 1955 per progettare e costruire le prime linee metropolitane e diventata oggi una delle più grandi e diversificate società d’ingegneria in Italia.

Ciao Andrea, cosa significa essere sostenibili a livello di servizio idrico? 

Partendo dall’idea che sta dietro al servizio idrico, cioè prelevare una risorsa naturale che viene utilizzata dal pubblico e poi rimessa nell’ambiente, parlare di sostenibilità significa restituire la risorsa prelevata in una forma compatibile all’ambiente stesso. Pensare quindi alla parte finale del servizio idrico, la depurazione, in modo tale da permettere una qualità idonea allo scarico ed essere nel rispetto delle normative vigenti. Noi da questo punto di vista su Milano abbiamo fatto un passo in più grazie ai depuratori relativamente recenti, entrati in servizio nel 2004, a San Rocco e Nosedo. Pur essendo arrivati tra le ultime città europee ad avere un sistema di depurazione moderno, la fortuna è che la tecnologia utilizzata in questi due grandi impianti permette il riutilizzo delle acque per cui non avviene solamente uno scarico ma la generazione di un nuova risorsa, che nel nostro caso specifico mettiamo a servizio degli agricoltori della vasta area del Parco Agricolo Sud di Milano. 

Questo è uno degli esempi più efficienti in Europa perché stiamo parlando di cinque metri cubi (cinquemila litri) ogni secondo di acque reflue che diventano nuova risorsa.

Il riuso delle acque di scarico credo sia un passo fondamentale per parlare di sostenibilità. Ho letto che nel servizio idrico di Milano state avviando un interessante progetto di recupero di energia (idrogeno verde) dalle acque reflue. Mi puoi dire di più?

Si tratta di un progetto che abbiamo nel nostro depuratore di Nosedo in cui stiamo mettendo appunto il sistema di digestione anaerobica dei fanghi di depurazione, cosa che mancava in entrambi i depuratori (la digestione anaerobica dei fanghi di depurazione è un processo biologico che sfrutta l’azione di microrganismi per la trasformazione del materiale organico contenuto nei fanghi in metano e anidride carbonica, nda). Ciò che vogliamo fare noi non riguarda solo digestione dei fanghi per la produzione di biogas, ma andiamo in parallelo a produrre idrogeno verde dalle acque utilizzando o pannelli solari o sfruttando particolari conformazioni geografiche che ci permettano di utilizzare meno energia possibile per il processo. Quindi con l’energia verde prodotta in questo modo si può produrre idrogeno dall’anidride carbonica derivata dalla digestione anaerobica e si può produrre nuovo biogas. Viene quindi ridotta la CO2 per quanto riguarda la produzione di biogas grazie all’idrogeno verde. 

In aggiunta, una quota di questo idrogeno potrebbe erogare una piccola percentuale del metano che utilizziamo adesso nelle caldaie per gli essiccatori termici del fango. Con parte di questo fango essiccato creiamo una polvere combustibile ad alto potere calorifico che alimenta i cementifici. Ovviamente questo processo richiede molta energia, che per ora è data dal metano, ma parte di questo fabbisogno potrebbe provenire dall’idrogeno, diminuendo di molto le emissioni di CO2.

Quali saranno le problematiche centrali nei prossimi 10 anni per il servizio idrico urbano? E come prepararsi?

A livello urbano, sempre parlando di sostenibilità nel senso più ampio della risorsa, abbiamo adottato il termine metabolismo urbano declinato sul servizio idrico. Questo significa chiedersi, nell’ambito delle attività industriali in una realtà urbana, cosa oltre alla gestione virtuosa del servizio (cioè ridare acqua in modo corretto), il servizio idrico può offrire alla città e al proprio territorio per ridurre i consumi di CO2 e migliorare l’efficienza. Una cosa a cui stiamo lavorando, di particolare interesse in prospettiva di sviluppo sostenibile, è quella del recupero di calore dalle acque reflue. 

Su questo tema bisogna partire dalla consapevolezza che molta dell’energia termica all’interno delle case o delle infrastrutture della città viene dispersa nelle fognature. Immaginiamo per esempio l’acqua calda ogni mattina quando ci facciamo la doccia. 

Le fognature e le acque reflue in generale potrebbero essere un pozzo termico a disposizione in tutte le vie. Mettendo degli scambiatori di calore all’interno dei condotti fognari, stiamo avviando un progetto pilota con l’obiettivo di cambiare il sistema di riscaldamento e sostituirne una quota parte con un sistema a pompe di calore acqua-acqua dove il pozzo termico è dato dalla fognatura stessa. Un calore che quindi viene recuperato, un calore green, pulito, che non utilizza combustibile fossile e che può essere utilizzato per scaldare o raffreddare gli edifici. 

Un altro esempio dove utilizziamo la prossimità come strumento per migliorare la sostenibilità è quello della centrale acquedottistica di Salemi con una centrale di teleriscaldamento di A2A (A2A Spa è una multi-utility italiana, che opera in settori tra cui fornitura di energia e calore, nda). Con A2A abbiamo trovato una sinergia virtuosa per cui andando a installare un sistema di cogenerazione che produce calore ed energia elettrica, l’energia elettrica viene ceduta ai pozzi per sollevare l’acqua, con un risparmio e efficientamento economico che si riverbera nella tariffa, e il calore viene ceduto direttamente alla centrale di A2A per il teleriscaldamento.

Per quanto riguarda il come prepararsi, in questo momento c’è un’autorità nazionale, l’ARERA, che ci da dei macro obiettivi e dei macro indicatori da rispettare per cui dobbiamo essere bravi dal punto di vista tecnico e di qualità contrattuale a mantenere sempre l’asticella alta. La regolazione nazionale offre una visione comune su larga scala degli obiettivi del servizio idrico e una garanzia all’utenza che il servizio venga svolto con degli standard qualitativi regolati e da rispettare a livello nazionale. Uno su tutti, l’abbassamento delle perdite idriche in modo costante e la messa a terra dei relativi investimenti per fare questo lavoro. Su Milano a livello percentuale grazie a chi ha costruito l’infrastruttura nel passato, e a chi mi ha preceduto che ha sempre mantenuto alti gli standard qualitativi, ci ritroviamo con bassissime perdite idriche percentuali (sotto il 15%) e quindi ciò che dobbiamo fare è cercare di mantenere con tutte gli investimenti del caso questa asticella molto alta.

Ho visto che è cambiata parecchio la comunicazione di MM rispettivamente al servizio idrico negli ultimi anni, c’è stato un grande avvicinamento al pubblico grazie anche all’iniziativa della Centrale dell’acqua. C’è più consapevolezza a livello di cittadinanza? E quali sono le motivazioni centrali per cui molti italiani scelgono l’acqua in bottiglia?

Nel nostro caso specifico MM nasce come società di ingegneria, braccio del Comune di Milano per progettare e sviluppare la rete di infrastrutture di trasporto della metropolitana, per cui nonostante gestiamo il servizio idrico dai primi anni duemila, molti non sapevano chi gestisse l‘acquedotto e i depuratori nel comune di Milano. Per questo è stata molto importante la comunicazione per avvicinarci ai clienti, per farci conoscere e far conoscere i nostri strumenti. In una situazione come quella di Milano dove le utenze sono spesso quelle condominiali, e quindi l’interlocutore è l’amministratore di condominio, trovare degli spazi e delle modalità per andare a parlare con chi poi utilizza la nostra acqua è stato molto importante. 

La diffidenza verso l’acqua del rubinetto nasce dal momento in cui non si conosce cosa c’è dietro quello che si sta consumando. In Italia la pubblicità delle acque minerali, e il sistema di penetrazione di questo bene di consumo è ormai così diffuso che si è creato un senso di fiducia con l’acqua in bottiglia: c’è l’acqua che ti fa dimagrire, l’acqua che ti fa digerire, le acque minerali insomma hanno fatto un buonissimo lavoro dal punto di vista comunicativo. Noi dobbiamo cercare di veicolare con le caratteristiche vere dell’acqua di Milano gli stessi tipi di messaggi con i canali della comunicazione.

Stiamo raddoppiando il numero di casette dell’acqua anche per far vedere che quell’acqua lì, che piace e dove la gente fa la fila, è la stessa acqua, al netto delle eventuali reti interne dei condomini, che trovano nel proprio rubinetto. Stiamo distribuendo borracce e altri packaging per valorizzare questa risorsa e far capire che è acqua sicura anche perchè, soprattutto qua a Milano e in generale in Lombardia, la risorsa viene prelevata dal sottosuolo. Dal punto di vista microbiologico è quindi naturalmente protetta. 

Ci sono molti aspetti dell’acqua che possono arrivare solo attraverso un programma di comunicazione ben strutturato.

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